Il progetto

Quale mondo giaccia al di là di questo mare non so, ma ogni mare ha un’altra riva, e arriverò.

CESARE PAVESE

Esodo. Esodo di chi lascia la propria terra, vissuta e amata. Esodo di chi sceglie di affidare i propri figli al mare. Famiglie spezzate, sangue e morte. Perchè il lieto fine appartiene ai pochissimi che ce la fanno. Raccontando una verità priva di filtri, spontanea e non contaminata, speriamo di suscitare in voi quello che i giornali non riescono a comunicare.

Buona lettura.

Una vista del fiume Po dall'alto.

L’esperienza teatrale di Gioventù Bruciata

IN EVIDENZA

Non solo statistica ma storie di vita

Parla Claudia Noci del Centro Prima Accoglienza di Picenengo.

I mezzi di informazione ci bombardano continuamente di numeri, dati, informazioni… tutti da verificare. E’ quello che abbiamo fatto noi, scoprendo una realtà davvero interessante.

Claudia Noci, educatrice del CPA di Picenengo (CR) che ospita circa 60 migranti, ci ha spiegato il perché della percezione comune e  dell’ “invasione”, dei “grandi numeri“ nelle nostre città. La verità è amara: solo 2000 tra i circa 8000 comuni italiani hanno dato la disponibilità ad accogliere e tutelare i migranti che giungono sul nostro territorio.

E’ chiaro che la matematica diventa importante: se le 160.000 persone circa che disperate arrivano dal mare e dalla terra sul territorio italiano fossero aiutate e accolte da tutti…la densità (non solo numerica, ma dei problemi da affrontare) sarebbe equamente divisa tra tutti.

Purtroppo non è così. Urgenza ed emergenza, dice la dottoressa Noci, presuppongono l’attivazione immediata di interventi di tipo sanitario, economico, di sostentamento.

Ma.

Perchè il problema non è solo il cibo o il vestiario. A quello si rimedia sempre. Il problema è un’accoglienza che si faccia carico davvero della persona che arriva, dei suoi affetti, della sua storia, di cosa ha lasciato, vissuto, delle prospettive future.

Purtroppo la macchina burocratica fa sì che l’emergenza del posto letto, del pasto, della lingua, vada a coprire le esigenze profonde. I sogni, i progetti, le intenzioni che ciascun immigrato inteso come persona ha. Non solo statistica. Vite. Speranze. Affetti.

Massimo Cauzzi, operatore teatrale, ha cercato attraverso le arti performative, di intercettare i bisogni piu’ profondi di alcuni ragazzi presenti all’interno del CPA.

I ragazzi di Gioventù Bruciata.

Ha creato un gruppo di teatro, ha utilizzato il corpo, la voce e la cultura propria dei paesi di questi giovani per far sì che potessero esprimere, vivere, costruire scenari e sfondi diversi. Di un futuro diverso. Che parlasse italiano ma anche lingue lontane e a tratti dimenticate, impastate con il francese e o l’inglese per riuscire a dire il non detto.

Siamo in Europa, anche noi che tentiamo di scrivere in un italiano corretto, studiamo l’inglese e ascoltiamo lingue lontane e diverse.

Siamo in Europa e vogliamo restarci senza barriere.

Senza limiti. Il teatro, i migranti, le loro storie narrate abbattono dentro e fuori di noi la percezione del limite e la sostituiscono con quella di un orizzonte che sia davvero comune e…comunitario.

Michael Magagnato
Il ponte che attraversa il fiume Po, confine naturale tra Lombardia e Emilia-Romagna

Le storie

IN EVIDENZA

Jacouba. Odissea di un migrante: CPA di Picenengo

Presso l’associazione A.R.C.I. è facile imbattersi in giovani africani che vanno, vengono, stringono amicizie, fanno teatro. Ci è venuto incontro Jacouba giovane sorridente, ospitale che parla fluentemente la nostra lingua e decide di raccontarci la sua storia.

Nasce nello stato del Mali venticinque anni fa e trascorre la sua infanzia con la sua famiglia e il suo fratellastro. Si adatta a svolgere diversi lavori, come il piastrellista e il cameriere.

Nel 2012 scoppia la guerra civile che gli porta via la madre. Il clima nel paese è invivibile e non offre alcuna prospettiva per il futuro. Da qui Jacouba decide di fuggire verso l’Algeria, non con la sua famiglia, ma con degli amici.

Non sa che quel viaggio sarà una vera e propria Odissea che durerà 2 anni prima di giungere in Libia.

Partiti alla volta dell’Algeria i ragazzi vengono intercettati da un commando di ribelli che ha bisogno di manodopera. Vengono portati in un vero e proprio lagher dove sono costretti a lavorare fino allo stremo con pochissimo cibo e acqua. Molti non ce la fanno a resistere e muoiono di stenti.

Un giorno, il giovane viene caricato su un camion e portato in un altro luogo e, mentre i ribelli facevano trattative con alcune persone, riesce a scappare. Attraversa il deserto con enormi sforzi e giunge finalmente in Libia.

Qui capisce che per andarsene l’unico modo è lavorare, il lavoro ti permette di guadagnare per pagare il viaggio in barcone, chi non lavora è imprigionato e torturato.

Gioventù Bruciata – Yacouba

Quelli che sono sfiniti dalla fatica e quelli che non servono più per soddisfare le loro esigenze, li lasciano partire. Un volta salito sull’imbarcazione il ragazzo, come tutti i migranti, prova una grande emozione che fa superare ogni paura, perché è alimentata dai sogni, dalla speranza e dalle aspettative.

Jacouba, quando ha pensato di fuggire non sapeva che la prospettiva fosse l’Italia, le persone sanno che cambieranno posto, ma non conoscono la meta.

Il 22 dicembre del 2015 sbarca in Sicilia e successivamente giunge a Cremona.

Trova accoglienza e affetto nell’associazione della dottoressa Noci la quale lo aiuta a trovare casa, economicamente e a fare teatro. Proprio col teatro supera la difficoltà con la nostra lingua e conosce molte persone girando per l’Italia con i vari spettacoli.

Ora frequenta la terza media e gli piacerebbe molto studiare per diventare cameriere.

Ha un amico in Germania col quale comunica spesso, che si trova in condizioni migliori rispetto all’Italia, più servizi, maggiori prospettive per il futuro, ma Jacouba ci confida che umanamente parlando, da noi è trasmesso molto più affetto.

Lui sta bene con noi, non tornerebbe più indietro, ma non ambisce nemmeno  a spostarsi in altri paesi dove le prospettive sono migliori perché l’umanità e il calore che ha trovato qui non hanno prezzo.

Vorrebbe che i suoi familiari lo raggiungessero, ma pensa che non riuscirebbero ad arrivare vivi passando per le fatiche e le sofferenze del suo percorso. Spera che con le trattative internazionali si possano aprire altre vie, altri varchi che salvaguardino i diritti umani.

Uno scorcio del centro di Cremona

Articoli

Dal barcone all’integrazione nella società

Abbiamo chiesto a Claudia Noci educatrice del Centro di Prima accoglienza di Picenengo (CR) di raccontarci le fasi d’arrivo dei migranti dal mare alla nostra città Il percorso che l’immigrato compie dal suo paese d’ origine fino ad arrivare sul nostro territorio, è denso di ostacoli che la società spesso ignora. Circa l’80% degli immigrati …